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Sessioni Inviduali

«Conosci te stesso» 

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Quando compare un disagio profondo nella nostra vita e tutto appare non risolvibile, ci troviamo paralizzati, come di fronte a una fermata dell'esistenza. E non sappiamo quale percorso intraprendere.

Forse potrebbe essere giunto il momento di porsi la domanda: «Come mai tutto questo accade proprio a me?»

Molte persone sono convinte di conoscere sé stesse. Ma non è, quasi mai, proprio così. Quando si ha una visione del che non corrisponde all’autenticità, 

quando ci si percepisce in modo errato, tutto appare distorto e tutto va storto. La felicità, che dovrebbe essere una qualità spontanea dell’essere, si trasforma così in una chimera irraggiungibile.

L'obiettivo del percorso analitico è riconoscere chi siamo nella più pura autenticità. E dare valore alla nostra esistenza, liberandoci dai condizionamenti che hanno determinato i nostri più grandi disagi.

Gnòthi Seautòn, “Conosci te stesso” è l'iscrizione che venne scolpita nel timpano del tempio di Delfo, dedicato ad Apollo. Qui i greci si recavano dall'oracolo a chiedere lumi sul loro destino. L’Oracolo lasciava intuire: “Ma come fai a conoscere il tuo destino se non conosci te stesso”.

Gli antichi andavano dall’oracolo anche per conoscere le loro potenzialità. Per individuare l’Aretè, la propria virtù. La risposta era quasi sempre la medesima: “Solo se riuscirai a far fiorire quello per cui sei nato, diventerai te stesso. E allora potrai raggiungere la felicità”.

“Conosci te stesso” può essere tradotto in quella frase emblematica di Frederich Nietzsche: “Diventa ciò che sei!”.

 

Ma noi, anche da adulti, difficilmente riusciamo a essere quello realmente siamo. E continuiamo a seguire i modelli dettati da quei processi imitativi che, da bambini, erano indispensabili alla nostra crescita. I bambini crescono perché imitano. Successivamente, come spiega Carl Gustav Jung, "occorre uscire dal periodo imitativo, perché dobbiamo diventare quello che realmente siamo". Ma non sempre accade naturalmente.

Condizione della salute e della felicità è “Uscire dai comportamenti collettivi”, come affermava Jung. Anche se, non essere come gli altri, non significa essere eccentrici perché non bisogna confondere l’individuazione con l’eccentricità.

È questo il primo passo da affrontare per uscire dal nostro labirinto interiore e affrontare quel “Processo di Identificazione”, indispensabile per avviare un percorso di consapevolezza, attraverso la “ricognizione del Sé”. 

 

 

«Ben poca attenzione è dedicata all’essenza dell’uomo

ossia alla sua psiche, alla sua anima, al suo spirito»

Carl Gustav Jung