Chi è l'Analista Filosofo

La Regola della Scuola

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  1. Innanzitutto, è un filosofo. È filosofo, perché impegnato a trasformare la sua esistenza in una consapevole pratica di ricerca di senso, partecipando alla vita di una comunità-scuola filosofica e dandosi una disciplina individuale e costante di esercizi corpo mente finalizzati a questa ricerca.

  2. È vitalmente interessato al mondo della storia collettiva e capace di leggere i contesti e le cornici delle relazioni duali e dei processi individuali.

  3. Aiuta gli altri a riportare ai nessi biografici ogni contenuto si presenti, invitandoli all’auto riflessività propria del racconto e della scrittura autobiografica.

  4. Sta nel rapporto con l’altro sentendo e interrogando ciò che passa nella relazione, innescando stati emotivi e capacità cognitive sedimentati nella storia dei partecipanti all’incontro. In altri termini, è consapevole di stare nella relazione trasferale e cotrasferale.

  5. È in grado di distinguere e di aiutare a distinguere le dimensioni psicopatologiche che richiedono un trattamento specifico diverso da quello che è in grado di offrire. Sa indirizzare ad altri domande esplicite o implicite che ritiene troppo distanti dalle sue competenze.

  6. Impara a vivere i suoi limiti e la sua impotenza in modo differente da una sconfitta, sforzandosi di considerarli come esercizi preziosi che ricordano la misura propria di tutti e di tutte le cose e che rimandano alla interdipendenza con gli altri e con la natura esterna a sé.

  7. Valorizza e legge le forme del pensiero immaginativo insieme a quelle del senso comune e dell’argomentazione. In particolare, lavora con i sogni, con le fantasie e con il gioco.

  8. Sente il suo corpo e il suo gesto con consapevole partecipazione e con la cura di chi li ritiene dimensioni fondamentali di espressione e di interrelazione. Sa indirizzare gli altri all’apprendimento di pratiche corporee significative per il loro percorso biografico.

  9. Costruisce regole e tecniche di assetto degli incontri (assetto, o setting, interiore ed esteriore) con la propensione a studiarne l’applicazione individualizzata.

  10. È consapevole di rappresentare un bisogno e una funzione educativa e pedagogica sempre presenti nelle relazioni. Dovendo e sapendo, in primo luogo, essere sempre allievo delle situazioni e degli incontri, sa insegnare valorizzando la ricerca del maestro interiore.

  11. Mostra le possibilità di “immaginare altrimenti” le situazioni, le comunicazioni, le inerzie, gli ostacoli.

  12. Sta nel silenzio e nella compartecipazione empatica ogni volta che l’esperienza tocca ciò che in quel momento eccede ogni parola oppure segnala il sentimento dell’irrimediabile.

  13. Sa aiutare a intravedere in modo vivo, biografico, partecipe e attento ai dettagli le possibilità di trascendere la prospettiva egoica, nel senso della ricerca di un pensiero-discorso vero (capace cioè di sostenere ed esprimere la complessità del reale). La possibilità di trascendere il proprio interesse per l’interesse comune; la possibilità di trascendersi nella conoscenza e nel sentimento della cosmicità dell’esistenza. La possibilità di trascendere qualsiasi maestro per la sequela della figura interiore della saggezza-conoscenza.

  14. Infine, e sopra ogni cosa, cerca di ricordare a sé stesso, ogni giorno, che le indicazioni date qui sopra, come ogni altra regola o scopo, cognizione, tecnica, legittimazione, carica o riconoscimento, sono sempre infinitamente piccole di fronte al sentimento della vita che devono e possono nutrire e del quale, soprattutto, devono nutrirsi. Tuttavia, proprio perché ogni dichiarazione di intenti (e ogni regola) è intrinsecamente limitata e provvisoria, proprio per questo va compresa e rispettata con la massima cura prima di considerarsi in grado di farne a meno.